sabato 19 febbraio 2011

USA: IL GIORNO DEL RINGRAZIAMENTO

Il Primo Giorno del Ringraziamento in un dipinto di Jean Louis Gerome Ferris

Questa storica tradizione risale all'anno 1621. Quando fu effettuato il raccolto nel novembre 1623, William Bradford, Governatore della Colonia fondata dai Padri pellegrini, a Plymouth, nel Massachusetts, emise l'ordine:


« Tutti voi Pellegrini, con le vostre mogli ed i vostri piccoli, radunatevi alla Casa delle Assemblee, sulla collina... per ascoltare lì il pastore e rendere Grazie a Dio Onnipotente per tutte le sue benedizioni. »
I Padri pellegrini, perseguitati in patria per le loro idee religiose, decisero di abbandonare l'Inghilterra e andare nel nuovo mondo, l'attuale America del Nord. 102 pionieri (52 uomini, 18 donne e 32 bambini) imbarcati a bordo della Mayflower, erano arrivati sulle coste americane nel 1621, dopo un duro viaggio attraverso l'Oceano Atlantico, durante il viaggio molti si ammalarono e tanti morirono. Quando arrivarono l'inverno era ormai alle porte, si trovarono di fronte ad un territorio selvatico e inospitale, fino ad allora abitato solo da nativi americani. I Pellegrini avevano portato dall'Inghilterra dei semi di vari prodotti che si coltivavano in patria e li seminarono nella terra dei nuovi territori, ma, vuoi per la natura del terreno, vuoi per il clima, la semina non produsse i frutti necessari al sostentamento della popolazione, per cui quasi la metà di loro non sopravvisse al rigido inverno. Questa situazione rischiava di riproporsi anche per l'anno successivo se non fossero intervenuti i nativi americani (gli indiani) che indicarono ai nuovi arrivati quali prodotti coltivare e gli animali da allevare, in specie il granturco ed i tacchini. Dopo il duro lavoro degli inizi, i Pellegrini indissero un giorno di ringraziamento a Dio per l'abbondanza ricevuta e per celebrare il successo del primo raccolto. Alla festa i coloni invitarono anche gli indigeni ai quali dovevano molto se la loro comunità aveva potuto superare le iniziali difficoltà di adattamento nei nuovi territori gettando le basi per un futuro prospero e ricco di ambiziosi traguardi. Nel menù di quel primo Ringraziamento americano ci furono delle pietanze che divennero tradizione per le feste - in particolare il tacchino e la zucca - insieme ad altre carni bianche, carne di cervo, ostriche, molluschi, pesci, torte di cereali, frutta secca e noccioline.

Nel 1676 il governatore della contea di Charleston, in Massachusetts, aveva deciso di indire un giorno di ringraziamento per la buona sorte di cui godeva la comunità e per celebrare la vittoria contro gli "indigeni pagani", cioè gli stessi nativi americani che avevano accolto e condiviso il territorio con Bradford e gli altri fondatori della colonia di Plymouth.
Nei secoli successivi la tradizione del Thanksgiving si estese a tutto il Paese. Le tredici colonie (i primi stati americani) non celebrarono contemporaneamente il Giorno del ringraziamento fino all'ottobre del 1777, quando ne fu indetto uno per festeggiare la vittoria contro gli inglesi a Saratoga nella guerra per l'indipendenza. Fu George Washington, il primo presidente degli Stati Uniti d'America, a dichiarare la festa per tutti gli stati nel 1789 proclamando una giornata nazionale di ringraziamento. Molti risero dell'idea, a cominciare da Thomas Jefferson, che da presidente non vi diede alcun seguito. Ma a metà del XIX secolo il Thanksgiving era diffuso nella maggior parte del territorio americano e osservato da tutti gli strati sociali, dai ricchi ai meno abbienti.

Il pranzo
La festa è molto sentita dagli statunitensi, i quali la celebrano preparando pranzi elaborati, il cui piatto principale è il classico tacchino, che viene offerto anche ai vicini di casa e alle persone meno fortunate. Solo negli Stati Uniti, più di 40 milioni di tacchini sono consumati durante il weekend festivo ogni anno.
I tipi di condimento del tacchino sono:
Sulla East coast
nelle zone dell'East coast è tradizione riempire il tacchino di ostriche.
Al sud
nelle cittadine del sud vige invece l'abitudine di condire la carne con la focaccia di granturco, secondo la tradizione del "ciò che si ha, si usa".
Al nord
nel nord degli Stati Uniti il tacchino viene condito con il wild rice, una tipica specie americana.
Tipica del pranzo del Thanksgiving è anche la salsa di ossicocco (mirtillo palustre o cranberry), fatta con bacche fresche o congelate. Un altro piatto tradizionale di questa festività sono per molti le patate dolci, unite a zucchero, spezie e burro, lo yam, o anche la torta di zucca.

Fonte: wikipedia

domenica 13 febbraio 2011

INTERNET, MINORI FUORI CONTROLLO

Di Marco Offredi, 17 gennaio 2011
ROMA - Una giungla, senza confini e senza punti di orientamento. È il mondo di internet, dove spesso a cadere nella rete sono proprio le nuove generazioni, o forse le prime generazioni “digitali”. E la cosa più preoccupante è che nemmeno i loro genitori sembrano rendersi conto della pericolosità di questa situazione. In quest’ottica, le ricerche che fanno luce sul fenomeno di internet non mancano. Destinatari privilegiati i pre-adolescenti e adolescenti: un universo di internauti da cui emerge un dato preoccupante: l’8% di minori tra i 15 e i 17 anni che usa Internet mette in rete proprie foto nude o sexy. Nella rete i giovani pre-adolescenti e adolescenti italiani portano tutto il loro mondo, a 360 gradi. Senza risparmiarsi nessuna esperienza, pur rischiosa: dall’inviare foto e immagini di sé nudi, a uscire con persone conosciute in Internet ad avere rapporti sessuali con qualcuno contattato in rete.
Minori fuori dal controllo dei genitori
Le insidie del web 2.0, assai più evidenti di quelle presenti nella "prima versione" della Rete, dall’adescamento in chat ai furti di identità, rischiano di trovare impreparati ragazzi, genitori e insegnanti. Secondo un’indagine condotta da Microsoft in 11 Paesi europei, Italia compresa, risulta che il 79% dei teenager europei oggi ha almeno una propria pagina su un social network: è evidente quindi che i rischi connessi a questa condizione non sempre trovano un’adeguata "alfabetizzazione digitale” da parte non solo degli utenti, ma anche di chi dovrebbe vigilare su di loro, insegnanti e genitori in testa.

L'adescamento in chat
I rischi maggiori sono legati all’adescamento in chat, che in alcuni casi si traducono in veri e propri casi di violenza. Sul web, in alcuni casi, si ripropongono le stesse dinamiche della vita reale, con le ragazze mediamente "più precoci" dei maschi.
Altro rischio, l’isolamento dal mondo reale: I genitori hanno sostituito la baby sitter o i nonni col computer e i ragazzi finiscono per “navigare” anche fino a 6-8 ore al giorno, in questo modo rischiano di perdere contatto con la realtà e compromettere la loro capacità nei rapporti interpersonali. In base alle ultime ricerche, il 63% dei teenager europei sono stati contattati online da sconosciuti (il 73% in Italia), con il 46% dei ragazzi che, solo spinto dalla curiosità, ha risposto a persone non fidate.


Fonte: www.ilgiornale.it

sabato 5 febbraio 2011

Italia, allarme della commissione Ue. "In Italia, semianalfabeta un 15enne su cinque"


Nei test Ocse-Pisa 2010 (simili all'INVALSI) pubblicati a dicembre, l'Italia fa registrare il 21% di quindicenni "con scarsi risultati in lettura". E i commissari li giudicano a rischio per il loto futuro, sociale e sul lavoro. Un quindicenne su cinque, in Italia, è semianalfabeta. Cioè privo "delle capacità fondamentali di lettura e di scrittura". Questa volta, a certificarlo è la Commissione europea che "per contribuire a risolvere il problema, ha istituito un gruppo di esperti indipendenti con l'incarico di individuare metodi per migliorare i livelli di alfabetizzazione", si legge in una nota della stessa commissione. Le lacune emerse in Lettura rendono per i giovani italiani ed europei "più ardua la ricerca di un lavoro e li pone a rischio di esclusione sociale".


Il gruppo di esperti si è incontrato per la prima volta l'altro ieri a Bruxelles ed è stato presieduto dalla principessa Laurentien dei Paesi Bassi, inviata speciale in tema di "Alfabetizzazione per lo sviluppo" per l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (Unisco). I ministri dell'Ue si sono prefissi l'obiettivo di ridurre a meno del 15 per cento entro il 2020 la percentuale di alunni che riscontrano difficoltà nella lettura, nella matematica e nelle scienze. 


E in Italia, come stanno le cose? Il Belpaese (= l'Italia), per bassi rendimenti in Lettura, è in coda tra i paesi più sviluppati. Nei test Ocse-Pisa 2010 pubblicati a dicembre l'Italia fa registrare il 21 per cento di quindicenni "con scarsi risultati in lettura". Cioè ragazzi "in grado di svolgere soltanto gli esercizi di lettura meno complessi come individuare una singola informazione, identificare il tema principale di un testo, o fare un semplice collegamento con la conoscenza di tutti i giorni". Appena il compito diventa più complesso, cominciano le difficoltà.


Paesi come Danimarca (15,2 per cento), Olanda e Svezia sono molto vicini all'obiettivo del 15 per cento. In altri contesti (come la Finlandia) la percentuale di adolescenti con scarse capacità di Lettura è addirittura al di sotto del 10 per cento. Mentre in Francia (19,8 per cento), Germania (18,5), Regno Unito (18,4), Spagna (19,6 per cento) e perfino Portogallo (17,6 per cento) le cose vanno meglio che in Italia, che supera la media europea di un punto e mezzo. Segno che c'è parecchio da lavorare.


"L'avvio di questo gruppo  -  spiega Androulla Vassiliou, commissario europeo per l'Istruzione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù -  segna l'inizio di una campagna europea volta a individuare le cause principali dei bassi livelli di alfabetizzazione. Troppi europei si trovano esclusi dal mercato del lavoro e incapaci di contribuire pienamente alla società poiché non possiedono le capacità fondamentali di lettura e di scrittura. Se vogliamo raggiungere i nostri obiettivi per l'Europa 2020 per una crescita intelligente, dobbiamo agire ora per risolvere il problema, perché solo i giovani potranno creare economie forti e competitive e società sane all'interno dell'Ue."

Tratto da http://www.repubblica.it/ del 03 febbraio 2011

martedì 1 febbraio 2011

ULTIME NOTIZIE: Egitto, due milioni contro Mubarak


IL CAIRO - E' il giorno della "marcia di un milione" oggi in Egitto. Annunciata
ieri dopo i giorni della rivolta e degli scontri di piazza, i manifestanti anti Mubarak
per le strade sono due milioni, secondo quanto riferito da fonti locali. Migliaia
di persone sono in strada.

Intanto il leader dell'opposizione egiziana Mohamed el Baradei ha detto
oggi che le opposizioni respingono qualsiasi dialogo prima che se ne vada il
presidente Hosni Mubarak.

Mubarak «lasci il Paese per evitare un bagno di sangue», e lo faccia
«entro venerdì, giorno battezzato come quello della "partenza"», ha
sottolineato El Baradei, il premio Nobel per la pace divenuto leader
dell'opposizione egiziana.

Sono forse 300 le persone morte nelle proteste in Egitto, ha affermato
oggi a Ginevra l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Navi
Pillay, citando notizie «non confermate». I feriti potrebbero essere oltre tremila,
centinaia gli arrestati. «Le vittime continuano a salire su base quotidiana, con
notizie non confermate che indicano fino a 300 persone uccise finora, oltre
3mila ferite e centinaia arrestate», ha affermato Pillay.

L'esercito, che ieri ha definito "legittime" le richieste dei manifestanti,
ha promesso che non userà la violenza per reprimere le manifestazioni.

I collegamenti internet restano bloccati in tutto il Paese, l'ultimo fornitore
d'accesso ancora in funzione, il gruppo Noor, è stato bloccato ieri. Il colosso
americano Google ha annunciato di aver messo a punto con Twitter un
sistema che consente di inviare twit senza necessità di collegarsi al web.
Stop anche ai treni, nel tentativo del governo di limitare l'afflusso di manifestanti
al Cairo.

Il presidente egiziano Hosni Mubarak pronuncerà un discorso dopo che
folle immense di persone hanno manifestato oggi per chiedere che se ne vada.
Lo ha riferito la tv satellitare Al Arabiya. Secondo un'anticipazione di Al Arabiya,
il presidente Mubarak nel suo discorso dirà che non si presenterà alle prossime
elezioni e che resterà in carica fino ad allora per rispondere alle richieste emerse
con la protesta.
Martedì 01 Febbraio 2011 - 09:21    Ultimo aggiornamento: 20:11

venerdì 28 gennaio 2011

IL REGIME DI MUBARAK SOTTO ASSEDIO BLOCCA INTERNET

Crescono le tensioni tra manifestanti e polizia
REGIME: FORMA DI GOVERNO CHE NON RISPETTA LE LIBERTA' DEI CITTADINI

IL CAIRO, 28 gennaio 2011 - Twitter è stata la prima vittima, poi sono cominciati i problemi con Facebook. Ma quando anche internet è stato oscurato, i democratici egiziani hanno avuto la certezza che le loro proteste stavano avendo un peso.
 “Il governo ha bloccato internet per impedirci di dire al mondo cosa sta succedendo davvero qui in Egitto”, ha detto Sherif Gomaa, l’impiegato di un bar del Cairo che ha partecipato alle proteste di piazza.
Le manifestazioni in cui si chiede l’espulsione del presidente egiziano Hosni Mubarak, praticamente un dittatore, sono ormai al quarto giorno, e non danno segni di volersi fermare. Sarebbero almeno quattro i morti e centinaia i feriti dall’inizio degli scontri, il 25 gennaio, dichiarata "Giornata della collera”.
Le proteste scoppiate in tutto il paese sono le più violente che il regime repressivo di Mubarak abbia mai visto nei suoi 33 anni al potere. Più di 1.200 dimostranti sono stati arrestati, secondo i gruppi locali per i diritti.
In un primo momento le autorità egiziane avevano negato di voler interferire nelle comunicazioni. “Il governo non ricorrerebbe mai a certi metodi”, aveva detto mercoledì scorso il portavoce del governo Magdy Rady alle agenzie stampa, affermando che il governo egiziano rispettava la libertà d’espressione, e avrebbe garantito la libera circolazione delle informazioni.
Secondo coloro che protestano, il governo avrebbe cominciato a bloccare internet già dal 25 gennaio, per impedire ai dimostranti di usare le reti sociali per coordinare le manifestazioni anti-regime, oltre a diffondere notizie sugli scontri con la polizia. Le interruzioni del servizio sono aumentate con l’intensificarsi delle proteste.
Il governo, che controlla l’accesso a internet, sembra abbia bloccato diversi siti web egiziani di privati noti per le loro critiche al regime.
Twitter è oscurato da martedì scorso. Facebook ha assicurato che anche le sue connessioni sono state bloccate.
È la prima volta che il governo egiziano blocca completamente il traffico internet in risposta a disordini sociali. Il blackout di internet è stato attivato proprio mentre gli attivisti tentavano di diffondere sul web immagini video delle violente azioni di polizia contro i dimostranti.
Gli attivisti hanno dichiarato il 25 gennaio “giornata della collera” per la prima volta su Facebook e Twitter, utilizzando i popolari siti di social network per raccogliere consensi. Più di 80mila persone si sono unite al gruppo di FB affermando che avrebbero partecipato alle proteste.
“Abbiamo dimostrato che l’attivismo online è in grado di trasformarsi in azione di piazza”, ha tuonato Mohamed Abdel Moneim, tra i 15mila manifestanti stimati presenti il 25 gennaio nella centrale piazza Tahrir del Cairo. “È cominciata su Facebook, per poi prendere piede per un effetto a catena e diventare qualcosa di molto più grande”.
Questa mattina sono stati interrotti tutti i servizi di telefoni cellulari e televisioni satellitari. Solo telefonia fissa e comunicazioni via fax sono rimasti in piedi.
“Quello che il regime sta vivendo non è il risultato di una rivoluzione del social network, ma delle politiche stupide e corrotte che ha portato avanti negli ultimi 30 anni”, aveva scritto il blogger egiziano Zeinobia.
Qualche ora dopo, il blog è rimasto silenzioso.

ROMA - La Casa Bianca (= Barak Obama) si è detta «molto preoccupata» per gli sviluppi della situazione in Egitto. La presidenza Obama ha esortato il governo egiziano a rispettare i diritti della popolazione e a riattivare l'accesso a Internet. E il segretario di stato Hillary Clinton ha ammonito le autorità egiziane a non usare la violenza contro le dimostrazioni pacifiche nel paese.
Tratto e adattato da larepubblica.it  28 gennaio 2011


sabato 15 gennaio 2011

La teoria razziale e l'antisemitismo di Hitler

ANTISEMITISMO vuol dire ODIO CONTRO GLI EBREI

La teoria razziale

a sinistra: Hitler e il suo amico Mussolini.

Al centro della teoria di Hitler sta l'idea della razza. Tutta la storia, dice Hitler nel suo libro "Mein Kampf", (traduzione: "La mia battaglia",1925), è solo espressione dell'eterna lotta tra le razze per la supremazia. La guerra è l'espressione naturale e necessaria di questa lotta in cui il vincitore, cioè la razza più forte, ha il diritto di dominare. L'unico scopo dello stato è mantenere sana e pura la razza e creare le condizioni migliori per la lotta per la supremazia. Di tutte le razze quella cosiddetta "ariana" o "nordica" è, secondo Hitler, la più creativa e valorosa, l'unica a cui spetta il diritto di dominare il mondo.

Tradotto nella realtà questo significava per Hitler prima l'unificazione dell'Europa sotto il dominio della nazione tedesca, per cercare poi nuovo spazio vitale all'est, cioè in Polonia e in Russia. Ma questo doveva essere, come scrive Hitler, solo il preludio dell'ultima grande sfida, dello scontro finale contro gli Stati Uniti. É un fatto singolare e molto significativo, che l'andamento reale della seconda guerra mondiale rispecchia quasi esattamente questa teoria, che Hitler aveva scritto a14 anni nel suo libro "Mein Kampf", prima dell'inizio della guerra.

Sicuramente a un qualunque e comune disoccupato tedesco faceva piacere sentire che in fondo non era un piccolo disgraziato, ma uno che apparteneva a una razza superiore. Parlando del suo futuro Reich, Hitler promette : "Essere uno spazzino nel Reich sarà onore più alto che essere un re in uno stato estero".

Perchè Hitler ce l'aveva con gli ebrei e voleva distruggerli?

UNA QUESTIONE RAZZIALE

a destra: la linea ferroviaria che conduceva all'entrata del campo di Auschwitz (Polonia) costituì il viaggio finale di milioni di persone. Ad Auschwitz e Birkenau morirono circa 3 milioni di persone (soprattutto ebrei polacchi).

Per Hitler gli ebrei non sono una comunità religiosa, ma una RAZZA, e cioè la razza che vuole rovinare tutte le altre. Mescolandosi con gli altri popoli, gli ebrei cercano di imbastardirli, distruggendo la purezza della razza e eliminando così la loro forza, necessaria per la lotta per la supremazia. L'ebreo è il nemico più pericoloso, è cattivo fino in fondo. Hitler dice : "Gli Ebrei sono come i vermi che si annidano nei cadaveri in dissoluzione." L'antisemitismo diventa in Hitler una vera e propria ossessione. Hitler disse: "L'Ebreo è colui che avvelena tutto il mondo. Se l'ebreo dovesse vincere, allora sarà la fine di tutta l'umanità, allora questo pianeta sarà presto privo di vita come lo era milioni di anni fa."

Oggi queste parole suonano decisamente ridicole, e anche all'epoca molti le ritenevano tali e vedevano in esse solo uno strumento politico per incanalare la rabbia del popolo su un capro espiatorio. E nella lotta contro gli ebrei Hitler si vede come difensore di tutta l'umanità: Nell'aprile del 1945, quando Hitler presagiva già la propria fine, disse: "Un giorno si ringrazierà il Nazionalsocialismo (= nazismo) del fatto che io ho annientato gli ebrei in Germania e in tutta l'Europa centrale".

ORIGINI DELL'ANTISEMITISMO

Nella storia della Germania l'antisemitismo ha trovato un'espressione particolarmente violenta e orribile. Ma non è certo una invenzione di Hitler, né è qualcosa nata e sviluppatasi solo in Germania. Qui si cerca di analizzare le varie fonti dell'antisemitismo nel corso della storia.

Origine n°1:

Gli ebrei sono quelli che hanno crocefisso Gesù!
La più antica fonte dell'antisemitismo è cristiana: "Gli ebrei sono quelli che hanno crocefisso Gesù!". Per molti secoli la chiesa ha alimentato nel popolo questa convinzione che serviva a giustificare la persecuzione e l'eliminazione della "concorrenza" religiosa in una società, soprattutto quella del Medioevo, in cui la chiesa voleva essere l'unica autorità, non solo religiosa, ma anche politica. 

Origine n°2:
Gli ebrei sono avari, degli usurai che si arricchiscono con i soldi degli altri!


a sinistra: una stampa del 1450 che rappresenta un cambiamonete ebreo.

Durante il Concilio del 1215, il Papa Innocente III, un nemico giurato degli ebrei, vietò ai cristiani di prestare soldi a interesse e consigliò di escludere gli ebrei dalle altre associazioni professionali. Successivamente, quasi tutte le associazioni professionali, riferendosi a queste leggi della chiesa, vietarono agli ebrei l'esercizio della loro professione e costrinsero questi a delle attività professionali (cambiamonete, prestasoldi etc.) che il popolo, comprensibilmente, odiava. Tutti, anche i contadini più poveri, dovevano rivolgersi prima o poi a un ebreo per farsi prestare dei soldi e ogni raccolta andata male portava a un odio crescente verso di loro.


Origine n°3:
Gli ebrei non vogliono integrarsi nel mondo cristiano-occidentale!


Relegati da leggi religiose e civili nei loro ghetti, periodicamente perseguitati e anche sterminati, gli ebrei svilupparono una forte identità culturale che li fece sopportare e sopravvivere. Ma il loro essere diversi che si vedeva anche nel modo di vestirsi e in molte abitudini quotidiane, la loro "resistenza culturale", li rese ancora più oggetto di sospetti e di attacchi ingiusti. Colui che è diverso è tendenzialmente pericoloso. Questo vale oggi e valeva ancora di più per la società medioevale. Gli ebrei furono usati come capri espiatori per tutte le occasioni, furono resi colpevoli persino della peste che nel Trecento devastò mezza Europa: a Strasburgo, per esempio, furono sepolti vivi 2000 ebrei ritenuti responsabili di quella terribile epidemia.


Origine n°4:

Gli ebrei vogliono dominare tutti i paesi, per poterli manovrare secondo i loro interessi!


Questa è la versione più "moderna" dell'antisemitismo, è quella inventata dai nazisti per canalizzare i mille motivi di scontentezza e di rabbia del popolo contro una facile preda. In tutti i governi, in tutte le organizzazioni internazionali si potevano trovare degli ebrei, anche in posizioni importanti, e così era molto facile trovare delle "prove" per questa assurda affermazione. L'antisemitismo doveva diventare così una lotta di tutti i popoli contro un nemico che minacciava tutti.

mercoledì 5 gennaio 2011

PABLO NERUDA


LENTAMENTE MUORE di Pablo Neruda
(Va però segnalato che non sono tutti d'accordo sull'attribuire questa poesia a Pablo Neruda. Il testo sarebbe stato scritto da Martha Medeiros, giornalista e scrittrice brasiliana nata nel 1961)


Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle
che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi é infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza
per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette
almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o
della pioggia incessante.
 
Lentamente muore
chi abbandona un progetto
prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde
quando gli chiedono
qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà
al raggiungimento
di una splendida felicità.

Sfida 1: commenta questa poesia scegliendo un aspetto che ti ha particolarmente colpito.

Sfida 2: scrivi di alcune PICCOLE FELICITA' che la vita ti può regalare, per il momento non toccare l'argomento delle GRANDI FELICITA', quelle che derivano dagli affetti importanti, come i genitori, i nonni, ecc. Descrivi piccole cose che possono, in qualche modo, renderti "felice".

Esempi:

"Un momento di piccola felicità è quando, al momento dell'interrogazione, il prof mi guarda, poi, come ipnotizzato da una mia silenziosa supplica, sposta lo sguardo e fa una domanda al mio vicino di banco" (Michele F.)

"Quando l'amico che mi ha rubato la fidanzata è stato lasciato dalla mia ex fidanzata" (Giancarlo T.)