venerdì 29 ottobre 2010

Atahualpa, L'ULTIMO IMPERATORE

Mentre nel 1492 Colombo scopriva l’America, nell’America del sud arrivava al massimo dello splendore la civiltà Inca.
Atahualpa sarebbe stato un grande imperatore.
Lo sarebbe stato se non fosse accaduto quello che era stato profetizzato in passato, cioè l’arrivo di uomini bianchi con la barba,dal mare,che cavalcavano strani cervi, come riportato dagli esploratori che per primi presero contatto con gli uomini bianchi. Erano i conquistadores di Pizarro, poco più di 180 uomini, perfettamente equipaggiati: gente senza scrupoli, giunti in Sudamerica alla ricerca di oro e terre da conquistare.
Atahualpa avrebbe potuto facilmente frenare la piccola armata,e probabilmente distruggerla con poco; i suoi esploratori raccontavano come quelli che avevano di fronte fossero uomini straordinari, sì, ma pur sempre uomini; mangiavano e bevevano come uomini, avevano delle armi terribili, che lanciavano il tuono, ma che avevano bisogno di molto tempo per ricaricarsi.
Atahualpa commise così il primo dei tre errori fatali, che avrebbero potuto dare una svolta alla storia: invece di attaccare, ordinò che gli spagnoli fossero lasciati liberi di raggiungerlo.
Sicuramente influì la leggenda che voleva il ritorno del Dio Quetzacoatl, raffigurato dagli inca come un uomo di pelle bianca e con la barba, che aveva annunciato il suo ritorno alla guida di molti altri uomini bianchi, così come influì, nella decisione del re, il desiderio di conoscere da vicino quegli uomini con le loro strane cavalcature.
Siamo nel 1533, e l’incontro tra i due uomini, appartenenti a due culture così differenti, avviene tra sospetti e paure; nelle cronache di Garcilaso de Vega,è raccontato un aneddoto, che ricorda come un sacerdote cattolico abbia mostrato al re una Bibbia, dicendo che là dentro c’era la parola di Dio.
Atahualpa avvicinò il libro all’orecchio, poi, irato, scaraventò il libro per terra, dicendo testualmente:”qui dentro non c’è nulla”. Pizarro, dopo poco, prese dure iniziative. Aveva attraversato l’oceano per conquistare terre e oro, e lì, aveva sotto mano la gloria e la ricchezza.
Fece prigioniero il re inca, e, approfittando delle divisioni esistenti all’interno della nobiltà inca, assunse la carica di governatore del regno Inca.
Atahualpa fu incarcerato, e fece il secondo errore che gli costò in seguito la vita.Tentò di barattare la sua libertà con dell’oro.
Promise all’avido capitano,”tanto oro da riempire la stanza dove era prigioniero, fino all’altezza dove poteva giungere il braccio”. Pizarro accettò, e così nobili inca furono ìnviati verso l’interno per raccogliere dai sudditi dell’imperatore gioielli, oro e argento per il riscatto.
In poco tempo una mole impressionante di oro e argento giunse nella reggia di Atahualpa; ma solo una parte,quella concordata con il crudele conquistador, venne accumulata nella stanza dove era prigioniero il re.
Molto più della metà dell’oro raccolto fu prudentemente tenuta in disparte dai sacerdoti.
5500 chili d’oro,15.000 chili d’argento vennero così accatastati ai piedi di Pizarro, che però non liberò il re, anzi lo condannò a morte. Atahualpa affrontò con dignità il suo destino, chiese soltanto di non essere bruciato sul rogo. Secondo il credo inca, un corpo bruciato avrebbe vagato senza meta per l’eternità. Pizarro acconsentì in cambio della promessa da parte del re di un suo battesimo.Così Atahualpa si convertì alla religione cristiana, venne strangolato invece che bruciato sul rogo. Era il 1533, e di fatto la civiltà inca cessò di colpo.
Pizarro cercò di impadronirsi dell’altra parte dell’oro raccolto, ma, per quanto torturasse, per quanto uccidesse, non riuscì più a mettere le mani sul tesoro degli Inca.
Gli Inca lo nascosero nella foresta, in modo così perfetto da rendere le tracce assolutamente introvabili.Nacque così la leggenda dell’oro di Atahualpa, che venne cercato un po’ dappertutto, ma senza alcun esito.
Una leggenda con fondamenta storiche, che coinvolse ricercatori e studiosi, avventurieri, che esplorarono la giungla. Ma che nasconde, ancora oggi, le sue tracce e che sfugge ad ogni tentativo di ritrovamento.

(Tratto e adattato da http://www.paultemplar.wordpress.com/)